Nebraska

Nebraska-film

Una scena tratta da “Nebraska”

Il cinema americano “indipendente” sembra essere l’unica vera arma per sconfiggere i grandi colossal holliwoodiani, è come se avessero creato il modo più semplice di equilibrare un giudizio sul cinema made in Usa, e tutto sommato ci riescono quasi sempre, la prova lampante sono Ethan e Joel Cohen, i paladini di qualsiasi eroe sconfitto da se stesso e dalla vita.

Nebraska, di Alexander Payne, è una commedia noir tipica del Nord-America.., i dialoghi e la sfrontatezza di ogni suo personaggio,sono lo specchio della situazione americana post-crisi-bancarotta finanziaria.

Woody Grant (Bruce Dern) è un vecchiarello con qualche problemino col bere, altrimenti come avrebbe fatto a sopportare la moglie per tutti questi anni!?, afferma il nostro Woody, vedendo il film ci si accorge che non ha tutti i torti, egli vive  un po con la testa altrove..si incammina spesso verso “il nulla”..come un attempato esploratore Tobia poco simpatico, ma qui non siamo a “la sai l’ultima?”..un uomo coperto da una dignità muta, da una vita che ormai lentamente sta sfuggendo via..quindi è ovvio che quando si trova di fronte al biglietto milionario vede dinanzi a se la possibilità di “spassarsela” per il resto dei suoi giorni.

Un road-movie lento ma non di quella lentezza che uccide gli occhi, ha i suoi tempi, le sue canzoni, quel modo delicato di trasmettere tranquillità, è come se il filo conduttore non fosse uno, bensì molteplici, rilevanti e meno rilevanti, la gioa di aver vinto un milione di dollari va al di là della verità..è solo una cazzata..una “bufala”, il figlio accondiscendente prova in tutti i modi a farglielo capire, ma il buon vecchio Woody

non vuole la realtà, preferisce restare immerso nell’immagine trasognata di un futuro più florido per lui ma soprattutto per i suoi due figli e la moglie, ah già..la moglie, donna divertente a tratti sacrilega e indifferente alla morte come ogni cristiano arrivato ad una certa età che vuole sempre parlare per dire qualcosa..non per forza qualcosa di sensato..ma il cervello non percepisce sempre “il rumore del senno”, fluisce e si ferma solo quando il momento è veramente serio.(pensiero contorto..chi l’ha capito è un grande!).

Dapprima Woody e il figlio si fermano per una sosta dal fratello di lui, molto più rincoglionito di lui, con a carico i due figli illegittimi di Fred Flistones..l’unica cosa che sanno fare è ridere della Subaru del buon David, le poche battute da parte degli interlocutori, un’ironia anglo-americana..e briciole di nonsense sono l’ ottima cornice di una regia perfetta.

Fa molta paura la vecchiaia, è ovvio se ci pensi è peggio, il nostro presente “di giovani disoccupati” sembra che “prenda il tempo” a come saremo un giorno, quali saranno le nostre volontà, quando realmente basteremo a noi stessi, non avremo più sogni nei cassetti, qualche desiderio nascosto in un comodino, saremo quel che saremo con quel sogno di morire in pace con noi stessi, con quella sorta di consapevolezza di aver fatto tutto il possibile umano per vivere una vita dignitosa e meritevole di ricordo, un giorno saremo tutti dei “Woody Grant” che troveranno la “Mecca” in un biglietto di qualsivoglia lotteria, che per un attimo ci darà l’illusione di una “Fine materialmente soddisfacente”.

Il film avrà dei momenti interlocutori per chi vive il cinema in maniera viscerale come lo vivo io..di solito è quello il primo input che mi fa scrivere su questo benedetto blog..altrimenti non avrei un cazzo da dire..non avrei..parole..grazie per l’attenzione e a presto..prima che lo dimentico faccio un omaggio e un plauso a Sorrentino, Servillo e Piovani..e perchè no anche a Maradona..!

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