Venere in pelliccia

Venere-in-pelliccia-recensione

Una scena di “Venere in pelliccia”

Devo dire la verità, dopo:”Carnage”, mi stavo preoccupando. Mi sono chiesto come fosse possibile che un regista come Roman Polanski potesse ridursi a descrivere il “conosciuto” piuttosto che il subdolo e inesplorato mondo dell’essere umano.

Carnage a mio avviso è uno dei suoi peggiori film, beh certo il mio giudizio è parecchio influenzato dal primo Polanski, quello che gioca con le nostre emozioni e paure, mischiandole come delle carte impazzite e senza controllo. “Il coltello nell’acqua, L’ inquilino del terzo piano, Repulsion e Rosemary baby”, non possono che essere per il sottoscritto dei disarmanti termini di paragone..

Roman non è un regista, è qualcosa in più e in meno, ogni volta che vedo un suo film cambio, divento una persona diversa, non si riesce ad essere di nuovo la stessa persona, poiché, egli indagando i suoi  personaggi, scruta da dentro anche me, a differenza di W.Allen non mi psicanalizza..mi turba l’anima e nello stesso tempo me la conforta.

In ” Venere in pelliccia“, si attiene in parte all’omonimo testo scritto da Leopold Von Sacher-Masoch, ch’cazz’enomm, del 1870, dico in parte poichè è li che nasce il cinema dello pseudo-svizzero, creare “suspanse” dal nulla, essere consapevole di aver generato il dubbio riguardo la finitezza umana, non esistono scorciatoie per arrivare alla conoscenza di se stessi..non viene data alcuna chance di sopravvivenza a se stessi.

 

Il film è una pièce teatrale, gestita a mò di film per un pubblico di “ricimm” elite, ma in realtà Polanski dovrebbe essere visto da tutti, insegna molto, i suoi film intendono renderti partecipe di un cambiamento epocale nel modo di conoscere/si dal di dentro, cazzo non riesce ad essere banale, è troppo “malato”per esserlo, c’è poco da fare non ti da scampo.

Prende due grandi attori, Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric, li “piazza “sul palco del teatro del mondo”, e li convince senza parole a divenire tutto quello che possono essere, è un gioco di ruoli al massacro, maschio-femmina, colui che domina viene dominato e così verso l’infinito, il vortice di un amore che non ha inizio ne fine, come se l’amore fosse la “scusa” per dire e fare ciò che la mente ordina, il sado-masochismo non è il vero protagonista dell’opera, è piuttosto il contorno di un qualcosa di impossibile e quantomai inopportuno  descrivere.

Per chi conosce poco il regista “incriminato”, consiglio vivamente di vedere le pellicola che sopra ho citato, in alcuni suoi film egli recita anche, “L’inquilino del terzo piano” è la prova “visiva” che il fumatore di Gauloises Blu è bravo anche davanti la cinepresa.

Ovviamente il film è molto adatto per chi recita a teatro o si sta accingendo a.. ma anche a persone come me non molto affini alle scorribande teatrali, teatro e cinema sono due cose molto differenti, non sto dicendo nulla di nuovo, eppure a teatro ci sono andato e quando capita ci vado ancora, sono scelte non prese di posizione, quindi mi ricredo continuamente all’occorrenza.

Del film stavo dicendo già troppo, quindi facciamo le persone serie e terminiamo questa indagine lasciando vivo l’interesse verso qualcosa di sconosciuto, paragonabile soltanto all’immagine del ricordo di una vita mai vissuta..l’unica cosa malvagia per me è il pensiero di avere un “ruolo”..mio caro Manuel..a bientot.

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