Captain Fantastic

 

Captain Fantastic

Captain Fantastic

Come ho scritto recentemente le mie “indagini” continuano senza sosta, sono alla ricerca di qualcosa, questo si è capito, non so ancora di cosa precisamente ma pian piano lo scoprirò. Questo potrebbe essere un buon incipit di un Giallo di Scerbanenco, di una Milano che non beveva soltanto all’epoca ed il grigiore era “noir” non solo immensa tristezza..ahh sti cazz e anni’70..(lacrimuccia).

Oggi sono più introspettivo del solito, o perlomeno più interessato a parlare di mondi utopici e situazione ormai lontane da questo mondo edulcorato dalla “speranza” di farcela a tutti i costi a fare la grana in un mondo dove sembra che conti solo questo, beh conta anche far credere alle persone che si viva una vita splendida..senza alcun disagio..tutto è bello..tutto ci piace.

Oggi parliamo di un film che aspettavo da tempo, o per meglio dire, aspettavo da tempo un’ idea del genere, qualcosa che rovesci per un’istante il dilagante proselitismo al “viviamo per consumare..ci consumiamo vivendo”, a questo gioco partecipano tutti..o quasi.

Matt Ross, in questa pellicola, non vuole insegnare a vivere, non credo voglia essere il paladino di una nuova generazione hippy..sarebbe un grave errore confondere le cose.

In: “Captain Fantastic” vi è quel senso di “vita alternativa”..non come chi si sente alternativo agli altri tra i tutti..in teoria è semplice così, poichè tutto quello che si odia o disprezza in questa società da un giorno all’altro può essere quello che più fortemente ti aggrappa a questo mondo, in una società scarna di ideali si è macchiati continuamente dal pensiero comune; “il bello è una maschera di cera continuamente esposta al sole”, facilmente plasmabile come un cervello acerbo..non avvezzo al pensiero..al massimo al tag, uno screenshot per gli haters (poche parole inutili).

Il buon Viggo Mortensen  da quando non viene più “castingato” da David Cronemberg, sta cercando nuove strade e nuovi registi che portino avanti anche i suoi progetti personali di attore, scrittore e musicista..diciamoci la verità..Viggo è Viggo..ma chi è stu Robert Pattinson?! (non merita il grassetto), l’unica spiegazione è che il visionario e caustico David avesse in mente un film su vampiri mezzi intellettualoidi..(in realtà l’ idea è venuta a Jim Jarmush ma non ha chiamato Pattinson bensì..) poi però ha letto Cosmopolis di Don DeLillo..ormai l’aveva chiamato e quindi piazziamolo in questa bella limousine per circa due ore a farsi i giretti a cazzo di cane.

Viggo interpreta Ben, padre di sei figli e marito di una donna che come lui aveva rifiutato il diktat della società (non voglio dire capitalista)..Vivono immersi in una foresta sperduta del Nord America e sono totalmente presenti a se stessi , grazie soprattutto alle mansioni e ai compiti che ognuno svolge per se stesso e per gli altri.

La foresta sociale ha tutti i connotati di una comunità familiare, si potrebbero riprendere filosofi del calibro di: Platone e Campanella ma anche lo stesso Spinoza, per citarne alcuni, poichè è una società a tutti gli effetti, con obblighi e doveri che potrebbero sembrare contraddittori ma che in realtà posseggono il senso reale della vita e delle cose, non è un mondo distopico, Stuart Mill non me ne voglia, è tutto quello che esiste ora e adesso, lì fuori, eppure oggettivamente non può essere definita una scelta così saggia andare a vivere nei boschi, autoproclamarsi re di un mondo intelligibile che rinasce continuamente senza la mano umana, quella al massimo distrugge tutto lasciando dietro di se i sassi rotti delle civiltà antiche.

La scelta è una rottura, in quanto tale rinnega il passato o lo rende un semplice punto..di partenza per chi vuole ma mai di arrivo,non è mai facile avere il totale controllo di se stessi e della propria vita, le nostre scelte ci osservano e ci giudicano, le nostre scelte arrivano prima di noi a destinazione, ora devo andare..sull’altra riva del torrente ci sono io che mi aspetto..Buona Visione.

 

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