L’Insulto

L'insulto

L’insulto

“Le parole sono importanti” affermava quel mattacchione di Nanni Moretti, e mai come in questo caso aveva proprio ragione; nello specifico una frase che in alcune nazioni viene decodificata in maniera ancor più spregiativa di quello che si possa immaginare.

La frase messa sul banco d’accusa è : “Sei un cane“, una frase forte, ma neanche così tanto, una frase che detta al bar o in qualsivoglia luogo di “offese”, come anche uno stadio, può essere interpretata in mille modi, certo dipende sempre da chi partorisce una frase del genere e da chi la riceve in dono come si riceve in dono un calcio sulle gengive; purtroppo in questo caso non stiamo né al bar ne allo stadio di nessuna nazione “europeiggiante”; qui stiamo a Beirut, qui le cose funzionano diversamente.

Chi si interessa un po’ della “questione” (chiamiamola questione) israelo-palestinese, sa benissimo che quell’offesa se la scambiano reciprocamente ogni giorno quando si incontrano un arabo e un israeliano o, come in questo caso, un libanese e un palestinese; eh già…perché il 1990 non sembra essere finito per Tony Hanna, interpretato da Adel Karam, meccanico caratterizzato dallo spiccato nazionalismo facente parte di quella destra cristiana che tanto accolita ha riverberato e continua a riverberare un odio alquanto incomprensibile nei confronti del popolo palestinese, come se esistesse realmente qualcuno che possa definirsi “padrone di qualcosa”, che sia un parco, una strada, una nazione…l’aria.

Tutto nasce da un banalissimo tubo rotto, dal volerlo aggiustare, quindi dare una mano non scagliare un pugno, Tony affacciato su quel balcone sente parlare il “capomastro”, ed è li che scatta l’odio, certo, non ha lo stesso accento suo, ecco la parola diviene “ferita”, una ferita continuamente riaperta dai vari slogan politici e con le solita caccia alle streghe che distraggono il popolo minorenne mentre con il piede sinistro spostano tutto il marciume delle proprie gestioni politiche sotto quel tappeto di arroganza e cattiveria che solo un abile millantatore può possedere.

L’insulto è quello, un classico nel mondo “a noi lontano”, il problema è che a pronunciare quella frase è proprio lui, il tanto odiato palestinese capo mastro Yasser, ben interpretato da Kamel El Basha (Coppa Volpi a Venezia), è più uno scatto emotivo che un offesa, vede dall’altra parte solo negazione, solo incomprensione, non lo giustifico ma di sicuro non lo condanno; poiché chi ha sempre sofferto nella vita a volte sente un dolore ancora più forte della violenza fisica, quel dolore è dovuto a quell’esclusione dal mondo degli altri che da sempre provano ad emarginare le minoranze etniche; come non ricordare le condizioni di vita dei Rom in Europa..come non farlo? Certo in quel caso parliamo di una cultura popolare che in una realtà attuale sembra ai margini non solo delle metropoli ma anche dei paeselli, una cultura che viene manipolata nelle due estremità, da una parte Casamonica con il loro “impero” dall’altra parte “il mio grosso grasso matrimonio gipsy”…giusto per farsi due risate; quindi in quel caso quando Yasser dice a Tony :  “Sei un cane”, il riferimento è indirizzato solo al gesto di Tony, che rompendo quel tubo sembra aver troncato qualsiasi concetto di minima uguaglianza tra i popoli e le sue genti.

Altro passaggio cruciale della pellicola di Ziad Doueiri, che si è fatto conoscere al pubblico con il suo primo film: West Beirut; è il rifiuto di chiedere scusa, quel rifiuto che in Yasser è legittimo, certo scusarsi era d’obbligo “morale”, ma io non ci vedo morali in questo conflitto, non ci vedo comprensione, non ci vedo tutte quelle parole legate al concetto di umanità, allora siamo proprio sicuri che quelle scuse fossero solo uno dei due litiganti a doverle all’altro? Eppure Yasser ci prova, va in officina mentre Tony sta ascoltando l’ennesimo discorso del compianto presidente libanese Bashir Gemayel, è in quell’istante che Yasser ci ripensa, qualcosa è cambiato nuovamente e si rifiuta nuovamente di chiedere scusa, ed è li che purtroppo Tony arriva ad affermare che gli israeliani, nella fattispecie Sharon, avrebbero dovuto “sterminare l’intera generazione palestinese”, un libanese che si schiera al fianco di Sharon? Cosa possono fare le parole..quanto possono annientare l’anima umana?  Arrivare in tribunale al processo è stata una volontà di Tony, che un po’ in cuor suo si rende conto dell’esagerazione e della foga del momento, ma tantè..un processo con tanto di spettacolarizzazione all’americana, un  padre e una figlia che si scontrano a colpi di arringhe, due generazioni diverse, situazione molto simile a quell’europea; eppure Yasser si rifiuta di ripetere quella frase in aula, si rifiuta perché ci sta male per quel che ha detto Tony, ma non vuole mettere in risalto quella sconsiderata frase come capo d’accusa di una stupida lite su stupide cose nata per stupidi motivi.

Ultimamente ho l’ impressione di vivere in un mondo dove le cose che contano veramente, quelle che ci rendono persone vere, leali e libere, siano scalzate da tutto questo continuo odio delle parti, c’è questa “sfacciataggine” dell’essere umano di essere solidale solo in caso di calamità, solo quando non è l’uomo o almeno non sempre è la causa, certo gli attacchi terroristici, ma li non è l’uomo bensì la terribile idea che regge i fili del terrore, l’idea che l’uomo debba essere sempre in conflitto con i suoi simili è il progetto imperante di chi da sempre detiene il potere egemone, un potere che ha cambiato le persone, rendendole schiave di una rabbia alla quale non sempre hanno dato un nome, il patto dei potenti è salvare quelli che per loro sono i “migliori”, eliminare le nullità del pianeta, barricare tutto e lasciare i poveri fuori e intanto costruire mega intrattenimenti per “il popolo selezionato”; mentre scrivo ho un deja vu, non vissuto ma letto e visto milioni di volte, da una parte c’erano molte persone prima oppresse e poi “concentrate”, dall’altra parte c’erano tante altre persone..ma chiamarle persone mi sembra un tantino esagerato.

Buona visione, e ricordate che non è mai il momento di arrendersi (Parte Seconda).

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